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Twitter: per ogni obiettivo, il giusto hashtag

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Usare gli hashtag su Twitter ottenendo interazioni e visibilità è forse ancora più difficile che farlo su Facebook o Instagram: nel nido dell’uccellino blu il loro uso è diffusissimo ed è importante individuare percorsi che non si perdano nell’oblio.

Come abbiamo imparato a fare su Instagram, su Twitter non dobbiamo soltanto chiederci quali sono gli hashtag più utilizzati, ma dobbiamo invece focalizzarci sugli hashtag più utili a farci trovare: non sempre, infatti, queste due categorie coincidono.

L’hashtag di successo, su Twitter, si nutre del Fattore C

Partiamo da un presupposto: per poterci raccapezzare nell’oceano di cancelletti di Twitter, dobbiamo avere chiaro il perché vogliamo usare un hashtag. Farci trovare, infatti, non è l’unico scopo. Altre motivazioni possono essere:

  • Creare un’etichetta identificativa del nostro brand, intorno alla quale permettere che si sviluppino le conversazioni di chi vuole parlare con noi o di noi. In questo modo possiamo effettuare un monitoraggio più efficace.
  • Creare etichette identificative di determinati eventi o iniziative legate al nostro brand e, anche in questo caso, permettere che le conversazioni si sviluppano intorno a un hashtag che ci facilita il monitoraggio.
  • Creare rubriche o appuntamenti fissi, rendendo immediatamente riconoscibile il tema che stiamo affrontando con quel determinato hashtag: un modo non solo di farci trovare, ma anche di facilitare la catalogazione e la lettura per gli utenti interessati in modo particolare a uno dei temi da noi affrontati.
  • Legarci ad hashtag popolari in caso di eventi e iniziative varie o, semplicemente, per aumentare la nostra visibilità raggiungendo utenti in target.
  • Stimolare e monitorare le conversazioni intorno al nostro brand.

In tutti questi casi, è fondamentale il Fattore C, che non ha a che fare con una parte anatomica: è il Fattore Cunisiùn. Se chiedessi consiglio a mia nonna su come usare Twitter, non avrebbe dubbi: mi direbbe di farlo con cunisiùn, perché tutto deve essere fatto così.

Per i non piemontesi, la cunisiùn può essere considerata un misto di consapevolezza e buon senso. Ovvero: quando scegliamo i nostri hahstag, non limitiamoci a sfruttare i più popolari ma teniamo sempre presente il nostro scopo.

Un esempio? L’hashtag identificativo della nostra azienda deve essere immediatamente riconducibile a noi e semplice, sia da utilizzare e sia da dedurre. Un hashtag che ci permette di creare una rubrica non deve essere scelto tra i più popolari, ma deve esprimere chiaramente il nostro contenuto.

Le tendenze di Twitter: quanta visibilità può avere una pecora in un gregge?

Twitter ci permette di conoscere in tempo reale gli hashtag di maggiore tendenza, grazie all’apposita colonna a sinistra. Utilizzare questi hashtag può essere utile, in alcuni casi, ma è meglio non forzare la mano e non basare la nostra strategia sul “cavalcare l’onda”. (A proposito: sai che puoi personalizzarli scegliendo una specifica geolocalizzazione?)

Gli hashtag di maggiore tendenza su Twitter sono quelli che nel dato momento riscuotono maggiore interesse, ma anche i più utilizzati: hanno un grande potenziale di pubblico raggiunto, ma un tempo di vita del tweet davvero minimo. Se non abbiamo un’idea geniale per un’azione di Real Time Marketing (ma non deve essere niente di meno che geniale, dato l’abuso di questa tecnica), forse è meglio puntare su qualcosa che permetta al nostro tweet di vivere un po’ più a lungo, prima di sprofondare nell’oblio.

Ritetag, un alleato della Cunisiùn

Avere la giusta dose di Cunisiùn è un requisito fondamentale, ma ovviamente non è sufficiente per riconoscere gli hashtag con maggiore efficacia solo chiudendo gli occhi, concentrandosi e imponendo le mani sul profilo Twitter.

Ti segnalo quindi uno strumento davvero utile: Ritetag. Se sei iscritto alla mia newsletter, probabilmente lo conosci già. La sua principale funzione è quella di alleato nell’identificazione degli hashtag più funzionali alla propria strategia. Puoi effettuare una ricerca per parola chiave o per argomento e scoprire quali sono le etichette più utili a farti raggiungere i tuoi obiettivi di comunicazione.


Cosa intendo per efficacia? Beh, questo lo puoi stabilire tu!

Per ogni hahstag, Ritetag ti segnala quelli correlati più efficaci e ti segnala il numero di tweet orari, di retweet, di visualizzazioni, di menzioni e la tipologia di tweet (con foto o con link). In questo modo, ad esempio, puoi sapere quale hashtag ti permette di avere la maggiore visibilità su Twitter e quale, invece, il maggiore engagement: scoprirai che non necessariamente la risposta è la stessa.

Una volta presa dimestichezza con la funzione principale, puoi divertirti a esplorare questo tool, che ti offre molte altre informazioni, come l’andamento dei singoli hahstag su Twitter nel tempo, la distribuzione geografica, gli influencer legati al determinato topic. Un vasto vasto mondo con il quale divertirti e sul quale far piovere cancelletti.

Un esempio pratico

Ecco un esempio che mi è costato solo quattro secondi e che mi ha permesso di raccogliere dati utili relativi al tema della sostenibilità, questo è il tempo che mi è servito per scoprire che l’hashtag “sustainability” è adatto a regalare maggior vita al mio tweet nel tempo, mentre l’hashtag “green” mi permette di ottenere una maggiore visibilità immediata. In più, ecco pronto un elenco di hashtag correlati che possono al caso mio, serviti su un virtuale piatto d’argento.


Approfondendo con le statistiche, posso anche avere un dato geolocalizzato: in Italia, l’hashtag “sustainability” è meno utilizzato di “green”, dunque ci sono maggiori possibilità che il mio tweet viva a lungo nel tempo se utilizzo il primo hashtag, mentre con il secondo, più diffuso, la fetta di pubblico raggiunto si fa più ampia (nel primo caso, data la specificità del termine, è più probabile che io raggiunga prevalentemente addetti ai lavori).

Ti basta una manciata di secondi per avere a disposizione una marea di dati sui quali ragionare: non male, non trovi?

 

Tags: Content marketing, Hashtag, Twitter