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Perché fare storytelling non significa raccontare una storia

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Se, dopo aver letto il titolo di questo post, hai deciso di continuare a leggere, complimenti: fai parte della ristretta cerchia di persone che ancora non si è stufata di sentir parlare di storytelling.

Ci sono concetti che, ciclicamente, salgono alla ribalta e si ritagliano un mucchio di spazio virtuale: in questo periodo spopolano, in particolare, due termini che mi stanno molto a cuore. Uno è resilienza, cosa che mi ha spezzato il cuore perché era una delle mie parole preferite quando ancora non andava di moda. L’altro, appunto, è storytelling, spesso tradotto con la definizione “raccontare una storia”.

Anche se questa ci può sembrare la traduzione più ovvia, non è la più corretta: ti consiglio di abituarti a pensare alla pratica dello storytelling non come al “raccontare una storia”, ma come l’atto di “costruire una narrazione”. Cosa cambia? Ora te lo spiego.

Cos’è una storia?

Comincia dal principio e, quando arrivi alla fine, fermati.

Riconosci questa citazione? (Se ti sembra di averla già letta, fai un giro sulle altre pagine del mio sito!). Il consiglio rivolto dal Cappellaio Matto e dal Leprotto Bisestile ad Alice, catapultata nel Paese delle Meraviglie, è tanto semplice da risultare banale: raccontare una storia significa riportare una serie di eventi in ordine cronologico, così come sono accaduti.

Per fare storytelling in modo efficace e costruire una solida strategia di comunicazione, dobbiamo fare uno sforzo in più: per raccontare una storia, dobbiamo prima costruire il racconto.

 

La differenza tra Storia e Racconto

Una storia è il contenuto narrativo, la successione degli elementi descritti e degli avvenimenti narrati, così come sono accaduti. Il racconto è la costruzione della narrazione, mediata da scelte legate al punto di vista, ma anche ai mezzi di comunicazione scelti, allo stile, altri strumenti. È il modo in cui la storia viene presentata.

Perché questa differenza è importante per fare storytelling?

Ti stai chiedendo perché ci tengo a puntualizzare? Te lo spiego subito: fare corporate storytelling attraverso i social network, il blog o qualsiasi altro strumento di comunicazione non significa soltanto scegliere che cosa raccontare e lanciare qua e là qualche informazione sull’azienda e sulle persone che la compongono.

Il “come” non è meno importante del “cosa”: per essere efficace devi trovare la tua voce.
Quando ascoltiamo o leggiamo un racconto, la parte che ci colpisce e influenza di più non sono i meri fatti e le informazioni oggettive, ma è il modo in cui le informazioni ci vengono presentate. Il contenuto oggettivo è solo una piccola parte di ciò che ci viene comunicato e che percepiamo dalla voce narrante.

Esistono inifiniti modi per raccontare la stessa cosa e tutti provocano percezioni e reazioni diverse.
Tutti comunicano un messaggio che lascia un segno differente nel lettore o nell’ascoltatore. Fare storytelling significa costruire il racconto, scegliendo quali strumenti utilizzare e definendo tutte le caratteristiche della voce narrante.

  • Qual è il registro linguistico che vuoi utilizzare?
  • Quali sono gli strumenti e quali gli elementi narrativi che vuoi inserire, in quanto funzionali alla costruzione del tuo brand?
  • Qual è il tone of voice da assumere per essere percepito esattamente nel modo in cui lo desideri?

Prima di raccontare la tua storia, stabilisci come costruire il tuo racconto. Poi, mettiti comodo e inizia a far sognare.

Tags: Content marketing, Storytelling