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I migliori hashtag per farsi trovare su Instagram

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Uno, nessuno, centomila Instagram hashtag

Esiste una convinzione diffusa che ha fatto più danni alla lingua italiana di quanti ne siano riusciti a fare Gigi Marzullo e Luca Giurato messi insieme. Questa credenza è che su Instagram, quando si tratta di hashtag, più ce n’è e meglio è, senza discriminanti. A differenza di Facebook e Twitter, è vero, questo social non richiede particolare parsimonia: Instagram permette di usare fino a 30 hashtag per ogni foto e qui un utilizzo maggiore rispetto a quello dei social dipinti di blu è del tutto sensato.

Anche la scelta degli hashtag, però, deve essere sensata, il che significa fondamentalmente due cose: da una parte, è il caso di evitare di inserire cancelletti come se piovesse davanti a parole prive di senso compiuto. Dall’altra, non dobbiamo cercare solo gli hashtag più popolari, ma quelli che ci offrono maggiore visibilità. Ora ti spiego perché questi due concetti non coincidono.

Hashtag come cartelli stradali

Ci sono hashtag particolarmente diffusi e noti, come #picoftheday, #photooftheday, #instagood. All’interno di una strategia di comunicazione su Instagram sono hashtag molto deboli, per due ragioni: la prima è che sono poco o per nulla descrittivi, non raccontano la nostra immagine, dunque non creano un canale di comunicazione con utenti esplicitamente interessati ai nostri temi.

In secondo luogo, il fatto che siano i più usati implica che su Instagram vengono costantemente caricate foto con questi hashtag dagli utenti di tutto il mondo. La visibilità della nostro foto, quindi, all’interno del feed creato da questi hashtag, non durerebbe più di qualche secondo. Ecco perché non dobbiamo focalizzarci troppo sulle chiavi di ricerca più utilizzate, per riflettere invece su quelle più cercate all’interno del nostro ambito di interesse.

Consideriamo gli hashtag come cartelli stradali disseminati su Instagram: devono fare in modo che le persone interessate a trovare foto legate al nostro settore arrivino a noi. Inseriamo quindi degli hashtag descrittivi, ma sufficientemente generici da costituire una possibile chiave di ricerca. #primipiatti può essere un buon hashtag per una foto di cucina; #pastaaglioolioepeperoncino è sicuramente descrittivo, ma chi mai lo userebbe per effettuare delle ricerche?

Conosci i tuoi #polli

Anche oggi, insomma, dalla fase di analisi non si scappa. Per scegliere una rosa di hashtag più o meno ricorrenti e creare un percorso di comunicazione coerente, è utile conoscere:

  • gli hashtag più utilizzati nel proprio settore di riferimento
  • gli hashtag che accompagnano le foto di maggiore successo del nostro settore
  • gli hashtag utilizzati dalla concorrenza e dagli influencer
  • gli hashtag più cercati dagli utenti che rientrano nel nostro target
  • le varianti che apportano un buon traffico (per un hashtag efficace, per esempio, potremmo voler usare sia il singolare sia il plurale, se entrambe le versioni possono corrispondere a due buone chiavi di ricerca).

Per chiarirsi le idee, è molto utile la funzione di ricerca, che ci fornisce suggerimenti coerenti con la parola da noi inserita. Una buona norma è evitare gli hashtag con pochissima diffusione, ma anche non legarsi troppo a quelli con milioni e milioni di utilizzi, che lasciano presupporre uno stream rapidissimo e, di conseguenza, un fulmineo oblio.

Un Hashtag (non) è per sempre

Ci possono essere hashtag non direttamente legati a noi, o magari dalla diffusione temporanea, ma dai quali possiamo trarre visibilità: se partecipiamo a qualche evento, utilizziamo gli hashtag ufficiali per sfruttarne il bacino di utenza e riprendiamo gli hashtag geografici, utili a raggiungere pubblico in zona.

Gli hashtag ricorrenti sono un valore nella nostra strategia: uno o due, strettamente legati alla nostra azienda e presenti in ogni nostra foto (potremmo utilizzare semplicemente il nome del brand), ci rendono riconoscibili, rafforzano la nostra identità e ci aiutano a tracciare le conversazioni che ci riguardano. Gli utenti, infatti, saranno a loro volta più propensi a utilizzare gli stessi hashtag per identificarci e parlare di noi. Così, sarà più facile rafforzare il rapporto con il nostro target e a monitorare la nostra reputazione online.

Non c’è nulla di male nell’individuare una manciata di hashtag un po’ più generici da considerare punti fermi nella nostra comunicazione su Instagram, tutt’altro. L’importante è che siano effettivamente descrittivi e coerenti con il nostro contenuto. Ricordiamoci, però, di verificare regolarmente che siano sempre attuali ed efficaci.

Antichi ashtag in disuso
Antichi ashtag in disuso

Dall’appiccicare etichette al creare percorsi

Poco fa ho paragonato gli hashtag a cartelli stradali rivolti a chi cerca qualcosa, per indicare dove trovarla. Una sorta di etichetta, insomma, che appiccichiamo al nostro contenuto per descriverlo. Possiamo andare anche oltre, utilizzando gli hashtag per creare dei percorsi tematici. Ad esempio, possiamo creare rubriche, oppure percorsi all’interno di una narrazione snodata su più immagini (Ti ho già parlato della forza delle parole e dei percorsi tematici su Instagram).

Possiamo aggiungere informazioni e suggestioni, ricordando che non sempre il nostro obiettivo è solo quello di raggiungere il maggior numero possibile di persone. Immagino tu preferisca raggiungere il più grande numero possibile di persone interessate: una differenza tutt’altro che sottile, non trovi? Rubriche e percorsi tematici creati tramite un uso ragionato degli hashtag, inoltre, ci aiutano a fidelizzare i nostri fan, creando un rapporto in grado di durare più della frazione di secondo necessaria a mettere un cuoricino. Farsi ricordare per più di cinque secondi: è proprio questa la più grande sfida da affrontare su Instagram e, in generale, sui social media!

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Tags: Content marketing, Hashtag