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Storytelling transmediale e crossmediale: cosa cambia?

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Nella doppia veste di copywriter e social media manager, sono abituata a misurarmi con diversi canali di comunicazione. Questo mi porta a chiedermi come integrarli al meglio per costruire la narrazione aziendale. Le possibilità sono davvero infinite e possiamo raggrupparle in due principali approcci: lo storytelling crossmediale e lo storytelling transmediale.

Cos’è lo storytelling crossmediale

Qualsiasi azienda che decide di sviluppare una strategia di storytelling e ha più canali di comunicazione attivi non può sfuggire a questa domanda: quali canali è meglio sfruttare per fare storytelling aziendale? Come posso veicolare la mia storia all’interno dei diversi media?

L’approccio più diffuso e, per certi versi, più semplice, è quello dello storytelling crossmediale. Lo stesso contenuto viene veicolato attraverso i vari canali di comunicazione in modo sostanzialmente invariato: vengono fatti degli adeguamenti stilistici per allineare mezzo e linguaggio, ma nessuno strumento di comunicazione contiene informazioni aggiuntive o diversificate rispetto agli altri.

Cosa cambia, invece, con lo storytelling transmediale?

Entrare nel campo dello storytelling transmediale è più difficile, ma di certo non meno affascinante. Nel libro di Henry Jenkins del 2006 “Cultura convergente” appare questa definizione di storytelling transmediale: “un processo nel quale gli elementi integrati di una narrazione vengono sistematicamente separati e diffusi tramite diversi canali di comunicazione, con lo scopo di creare una esperienza di intrattenimento unificata e coordinata. Idealmente, ogni media dà un contributo unico allo sviluppo della storia“.

In questa forma narrativa, dunque, ogni canale offre agli utenti un pezzetto del puzzle. Lo storytelling transmediale si può sviluppare integrando canali online e offline e permette un alto grado di interazione da parte degli utenti.

Uno degli esempi più noti, manco a dirlo, si lega ad un brand spesso innovativo dal punto di vista della comunicazione. Nel 2014, la campagna di Coca Cola “Coloryoursummer” ha coinvolto una vastissima selezione di canali di comunicazione on e offline per sostenere il lancio di una edizione limitata di lattine di Coca Cola dai colori sgargianti.

La campagna è stata veicolata tramite video su Youtube, videogiochi, comunicazioni sui social network e pannelli erogatori con i quali era possibile interagire, per risolvere un semplice quiz e ottenere il prodotto.

Storytelling transmediale: e se non ho il budget di Coca Cola?

Facile creare complesse campagne di comunicazione integrata e storytelling transmediale quando si ha il budget di Coca Cola, vero? Non storcere il naso, questi concetti possono essere utili anche per aziende più piccole, con minori budget a disposizione.

La scelta di utilizzare i canali di comunicazione per una strategia di storytelling crossmediale oppure transmediale deve essere consapevole, per poter dare vita a un piano strutturato.

3 consigli per una strategia di storytelling crossmediale

Quando ti affidi alla comunicazione crossmediale, tieni a mente che:

  • Ogni canale di comunicazione ha il suo linguaggio, dunque il tuo messaggio, per essere efficace, deve venire declinato in modo adatto al contesto.
  • Elementi di varietà sono essenziali, soprattutto se il tuo pubblico ti segue su più canali: il rischio, altrimenti, è quello di annoiare.
  • Studia il tuo pubblico il più possibile, per sapere con quali buyer personas stai interagendo, quali sono le sue caratteristiche e cosa si aspetta da te: le risposte possono variare molto da canale a canale.

3 consigli per una strategia di storytelling transmediale

Se, invece, pensi sia efficace per te percorrere la strada della strategia crossmediale, assicurati di avere:

  • Una storia ben strutturata e facilmente ricostruibile: gli utenti devono poter vivere diverse esperienze e confrontarsi con messaggi diversi tra un canale e l’altro, ma la tua storia deve essere comprensibile anche quando al fruitore manca qualche pezzo del puzzle. Ogni messaggio della tua comunicazione transmediale deve arricchire il tuo storytelling, ma deve essere anche fruibile in modo autonomo.
  • Una storia sufficientemente interessante da generare il coinvolgimento: per spingere gli utenti a interagire con te su diverse piattaforme e attraverso diverse metodologie, devi essere convincente. Devi saper generare interesse e offrire al tuo target ciò che sta cercando. Per fare questo devi conoscerlo molto, molto bene.
  • Facili passaggi tra un media e l’altro: per generare lead, aumentare il coinvolgimento e fidelizzare gli utenti al tuo brand, la comunicazione transmediale deve essere percepita come una struttura semplice e fluida. Se vuoi che le persone ti seguano passando da un mezzo di comunicazione all’altro, devi fornire loro un buon motivo per farlo e passaggi semplici da seguire. Ricorda: la tua storia deve funzionare anche per gli utenti che si perdono qualche tassello.

Spero che questo articolo ti sia stato utile per riflettere sulle potenzialità dei mezzi di comunicazione aziendali: li stai utilizzando al massimo? Ti stai raccontando e stai interagendo al meglio con il tuo target, tramite i tuoi canali di comunicazione? Sia che tu adotti una strategia di storytelling crossmediale, sia che tu costruisca un piano di storytelling transmediale, per andare a colpo sicuro mettiti nelle condizioni di poter rispondere affermativamente a entrambe queste domande.

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Tags: Content marketing, Storytelling